MEDIAVIA: Percorsi per educare

 

ORIGINI E SVILUPPI

Il laboratorio Mediavia.it fu allestito in occasione della Missione Giovani della diocesi di Torino.
Come documenta la sussidiazione delle Missioni, si avviarono 12 atelier per approfondire la possibilità dell'annuncio evangelico a partire dalle specifiche sensibilità giovanili e curarne le ricadute nella pastorale giovanile.
Nei locali di corso Allamano 141 a Grugliasco, si apprestarono altrettanti laboratori artistico-espressivi per la preparazione degli animatori degli adolescenti e dei giovani.
L'obiettivo posto fin dall'inizio fu la sperimentazione di proposte pastorali concrete per inculturare l'annuncio evangelico nella nuova condizione giovanile.
Mediavia realizzò, inoltre, per la Missione Giovani lo spettacolo Gloria.
Nel periodo 2001-2004 organizzò il rave “Discoteca sotto le stelle” alla Cave Germaire (Carmagnola) e numerosi eventi pubblici (discoteche in piazza e altri spettacoli).
Curò la produzione di audiovisivi destinati ad interventi formativi da realizzare nelle scuole.
Il 2008 fu caratterizzato da un intenso lavoro, anche teorico, per individuare nuove prospettive per il lavoro di strada, sia nella prevenzione terziaria (emarginazione pesante) che nell'aggregazione informale degli adolescenti.
Si sperimentò una web radio per la trasmissione di musica elettronica autoprodotta ed una televisione di strada. Prese avvio la pubblicazione di un giornalino di strada: “Allweneed”. Lo studio delle forme del riconoscimento sociale è stato raccolto nel volume "Ritornare in strada" (Effatà 2008).
Nell'estate 2009 viene ripensato l'intero progetto arricchendolo di nuove idee e facendovi confluire numerose esperienze caratterizzate dalla ricerca di nuove vie per l'azione sociale, l'evangelizzazione e la pastorale.

2. MISSION

Fin dalla sua origine Mediavia si è interessata dei linguaggi performativi (musical, danza, discoteche, animazione, teatro) e delle nuove frontiere della comunicazione (videoclip, web2, chat), così come costante è stata la sua passione per le ritualità ed i linguaggi simbolici.
Le performance finora realizzate hanno fatto incontrare operatori sociali, artisti, animatori di provenienza diversa, spesso distante dall'appartenenza religiosa. La frequentazione degli specialisti e degli artisti ha però molto giovato alla causa sia dell'azione sociale che dell'evangelizzazione perchè ha fornito nuovi codici alla comunicazione e dispiegato nuovi orizzonti all'incontro, al dialogo, all'intesa.
Nella nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” (2004) la Conferenza Episcopale Italiana richiama le comunità cristiane a diventare consapevoli dei mutamenti sociali, culturali e antropologici affinchè "le parrocchie rimodellino, per quanto possibile, i loro ritmi di vita per renderli accessibili a tutti gli adulti e alle famiglie, come pure ai giovani, e curino uno stile pastorale caratterizzato da rapporti umani profondi".
E' finito il tempo della parrocchia autosufficiente, si sostiene nel documento, c'è bisogno di una "pastorale integrata" che sappia "moltiplicare le offerte e personalizzare i percorsi", sorretta "da una visione antropologica di base".
La nota ricorda, in particolare, che lo stile della parrocchia missionaria comporta il dovere di attrezzarsi culturalmente in modo più adeguato: "missionarietà verso i giovani, per esempio, vuol dire entrare nei loro mondi, frequentando i loro linguaggi, rendendo missionari gli stessi giovani".
    In continuità con la sua storia, che l'ha portata a cercare costantemente la sinergia creativa tra impegno sociale, evangelizzazione e cura della comunità, e a perseguire un lavoro comune tra artisti, professionisti dell'azione sociale ed operatori pastorali, Mediavia rilancia il suo impegno per la diffusione delle pratiche di riconoscimento sociale attraverso azioni ed eventi performativi, per la promozione della nuova evangelizzazione e della pastorale parrocchiale missionaria.
Mediavia è un laboratorio e un’esperienza di spiritualità.
Per alcuni dei suoi fruitori questa trasformazione trova sbocco in una passione più tenace e convinta per ciò che è vero, buono e bello; per altri diventa partecipazione più intensa alla vita ecclesiale, ai suoi servizi e alle sue celebrazioni. La spiritualità è l’esperienza esistenziale del Mistero e la familiarità con le dimensioni più segrete della vita. È la percezione di strade alternative e di nuove possibilità nella vita e nella storia. È impegno, quindi ad imparare a stare dentro alle situazioni e alle relazioni, ad abitare la vita in un altro modo.
La spiritualità dunque non è quiete ma disponibilità ad entrare nel mondo reale per leggerne le domande etiche, anche drammatiche, poste alla coscienza in un mondo precario e in pericolo.

3. OBIETTIVI E METODI

Gli obiettivi ed i metodi di lavoro che il laboratorio Mediavia si propone consistono nel:
- fornire le motivazioni, le basi teoriche e gli strumenti operativi per l'azione performativa nella pratica sociale, nell'evangelizzazione e nella pastorale;
- sperimentare concretamente sia nei laboratori Mediavia che sul campo, le acquisizioni teoriche approfondite;
- imparare a programmare, attuare e verificare progetti sociali, eventi di evangelizzazione, pratiche pastorali;
- scoprire e sviluppare la fruttuosa sinergia formativa tra performance sociali, evangelizzazione ed azione pastorale, stimolando la frequentazione e il reciproco ascolto tra i diversi professionisti ed operatori.

In questa prospettiva il laboratorio Mediavia intende caratterizzarsi non tanto come luogo di ascolto di "lezioni" (o conferenze) ma primariamente come laboratori formativi sostenuti da una solida teoria di riferimento.
I laboratori Mediavia vogliono presentarsi come uno spazio cosmopolita.
Sollecitano e coltivano nei partecipanti l’arte e la competenza dell'“ascoltare” come del “parlare”.
Si sforzano di creare le condizioni della comunicazione “cosmopolita” negli incontri, nei dibattiti, nei confronti pubblici su argomenti controversi. S’impegnano a fare riferimento a tutte le espressioni della "cultura locale", senza però aderirvi totalmente nelle espressioni incompatibili con la comunicazione cosmopolita, seguendo il principio dell’”agire localmente e pensare globalmente”.

Il laboratorio Mediavia è una proposta rivolta a persone diverse per cultura, appartenenze, abitudini al lavoro intellettuale e rappresenta, pertanto, per i partecipanti un impegno non indifferente.
Per questa ragione Mediavia, accanto ed in supporto alle lezioni e ai laboratori, ritiene essenziale attivare situazioni di apprendimento cooperativo che, attraverso lo scambio ed il lavoro in piccolo gruppo, mettano i partecipanti nella condizione di sostenersi vicendevolmente, a livello operativo e psicologico, ed insieme ne mobilitino le risorse intellettuali e motivazionali.
I laboratori Mediavia si presentano in alcuni casi come una “scuola professionale” per preparare concretamente ad un “mestiere”: operatore di strada, animatore dell’intrattenimento, dj, lettore, operatore pastorale...
Apprendere delle metodologie, sperimentare delle tecniche, modellare la voce o il corpo sono pratiche che non riguardano solo il “saper fare”, mobilitano anche il “saper essere”.
Compiere con precisione e grazia i piccoli compiti è un modo efficace, giusto e creativo per realizzare grandi missioni alle quali ci si prepara a aderire con responsabilità. Non si tratta solo di interiorizzare il sapere, ma anche di dare materia all’interiorità perché l’esteriorità diventi trasparente allo spirito.

3.1. Due parole chiave sul metodo:
  
PERFORMANCE


La performance è un'arte comportamentale che, mettendo in scena le capacità performative del corpo, sviluppa una riflessone critica sulla cultura e sulla società, a partire dall'attenzione al corpo umano, alla sua inesauribile capacità di produrre simboli, alla sua illimitata fonte di valori e di significati.
Performare significa, infatti, portare a termine, compiere, realizzare. In senso più ampio la performance è simile ad una sala degli specchi che riflettono gli eventi che si presentano e che non possono sfuggire alla riflessione ma lo fa con “specchi magici” (i Turner) i cui riflessi sono molteplici, alcuni ingrandiscono, altri rimpiccioliscono, altri ancora deformano, rendono brutti o belli eventi e rapporti che non sempre sono riconosciuti come tali, nel flusso troppo veloce della vita quotidiana in cui le persone (i personaggi) sono invischiati.
Mediante un evento performativo si porta alla luce ciò che nella normalità è inaccessibile, si comunica ciò che invisibile all’osservazione ed impenetrabile al ragionamento, si accede alla trascendenza. Le performance hanno un’organizzazione interna (hanno un esordio, una sequenza di tappe, una conclusione), ma la loro struttura non obbedisce alla logica della cognizione.
Oggi si acquista consapevolezza non con la riflessione solitaria, ma partecipando direttamente o con la mediazione dei vari generi di performance, ai drammi socioculturali. Prima ci si esprime, poi si riflette.

   PARTECIPAZIONE ATTIVA

L’attitudine alla partecipazione attiva si apprende, si prepara, si sperimenta applicando coerentemente una solida metodologia della formazione. Per aiutare un adulto a fare della formazione un’esperienza performativa, è necessario affidargli la responsabilità del proprio percorso formativo.
Ogni partecipante costruisce, così, il proprio laboratorio, selezionando gli insegnamenti e gli atelier che, con la supervisione del tutor, ritiene più adatti ai propri fini: il conseguimento di determinate capacità, attraverso la frequentazione di discipline diverse.
Il percorso formativo di Mediavia richiede quindi un’attuazione creativa, orientata agli obiettivi da raggiungere e alle proposte didattiche che possono sempre esser riviste e variate.
L’offerta formativa individualizzata (O.F.I.) valorizza ampiamente l’esperienza dei partecipanti affinché applichino a sé il modello formativo proposto.
La formazione è, quindi, intesa come “educazione performativa” (il saper diventare): la consapevolezza del cambiamento di sé rende le persone capaci, a loro volta, di educare e di progettare (l’impresa sociale, la pastorale…) Il risultato performativo, previsto dall’Offerta Formativa Individualizzata, si concretizza nella costruzione delle competenze, nell’attitudine alla cooperazione, nell’efficacia comunicativa, nella condivisione delle conoscenze, nella formazione dell’identità professionale oppure nella consapevolezza della vocazione ministeriale.

3.2. Il processo formativo
  A SCUOLA DI… PASSIONE

I laboratori Mediavia, per le risorse che mettono in moto, per le sinergie che attivano, sono scuola di passione e di maturazione del desiderio. Senza passione la volontà di impegnarsi, di assumersi responsabilità, di migliorare sé e il mondo non durano nel tempo. L’esperienza della formazione che rigenera le potenzialità umane, rinsalda la speranza che “ciò che tarda avverrà” e la volontà di resistere alla mediocrità e alla rassegnazione.

  L’ESPERIENZA DEL CAMBIAMENTO

Il processo della formazione attraversa fasi diverse: ognuno impara in continuità con il sapere e l’esperienza pregressa ma la formazione compie una rottura e una discontinuità.
Avviene una “perturbazione” nei confronti del sapere precedente che si apre alla novità e alla creazione.
Imparare cose nuove è un'esperienza di forte intensità emozionale, di intima gratificazione, ma è anche un'impegnativa assunzione di responsabilità. Immerge i partecipanti nella sfida dell'ignoto: si tratta di mettere in discussione certezze date per acquisite, abitudini, schemi di riferimento. IL LAVORO IN GRUPPO… Partecipare ad un gruppo di formazione significa entrarvi con una propria esperienza, un proprio vissuto, con idee che formano le convinzioni maturate in precedenza; significa anche mettere in comune le proprie modalità emotive e capacità affettiva e, alla fine, ritornare nella propria situazione, diversi da come si era alla partenza. …

  E QUINDI COOPERAZIONE

Il lavoro immateriale esige una buona attitudine alla cooperazione perché l’educazione, l’animazione, l’evangelizzazione, la pastorale… sono sempre opera collettiva. Per creare queste disposizioni la metodologia formativa fa ampio ricorso al lavoro in gruppo, preferisce l’interazione alla lezione frontale, la sperimentazione alla disquisizione teorica della conoscenza.
Il lavoro formativo richiede, quindi, una nuova ed impegnativa disponibilità al cooperative learning e al cooperative management (formazione COOPERATIVA e azione COOPERATIVA). Il lavoro personale è forma per eccellenza della riflessione, dell’esercizio e della personalizzazione, ma il processo formativo fa ricorso a forme collaborative di apprendimento centrali in questa metodologia: l’assemblea, lavoro a gruppo e il lavoro a due.

3.3. L’educazione performativa

Le figure professionali ed i compiti pastorali, sottesi ai profili formativi offerti dai laboratori Mediavia, presuppongono e preparano ad una nuova forma di responsabilità: il loro lavoro è inteso in senso partecipativo e creativo, incorporato e validato dall’empowerment dell’organizzazione a cui è destinato.
La formazione che prepara al lavoro immateriale e lo trasforma in esperienza performativa, pone come condizione la disponibilità a “mettersi in gioco” personalmente, sia nel ruolo assegnato, sia riguardo alle motivazioni personali.
Il termine educazione ricorre, in realtà, in contesti diversi e viene usato secondo significati differenti.
Si possono prendere in considerazione tre dimensioni dell’educare: l’istruzione, la formazione e l’accompagnamento.
Gli insegnamenti e gli atelier, previsti nei piani dell’Offerta Formativa Individualizzata, comprendono l’istruzione come loro parte costitutiva. La riflessione individuale, la lettura di "testi", lo studio di dispense e studi sono considerati parti essenziali della metodologia di formazione di Mediavia.
La creazione performativa e l’azione performativa sul campo sono considerate, nella metodologia di Mediavia, i risultati imprescindibili dei percorsi formativi.
L’accoglienza calorosa delle persone, la disposizione degli ambienti, l’ordine e la cura dei locali non sono elementi secondari di una metodologia formativa.
I laboratori di formazione Mediavia non trascurano la dimensione della manualità che, anzi, è curata e valorizzata come intermediario essenziale del sapere pratico. Formare e educare non consistono solo nella cura dei contenuti e delle metodologie ma anche nell’attenzione ai modi e ai luoghi della comunicazione.
L’accompagnamento percorre la strada lunga dell’affiancamento interpersonale e della testimonianza personale degli operatori della Scuola di Formazione. Nell’accompagnamento, la metodologia formativa ed educativo trasmette nei modi più discreti e, nello stesso tempo, più intimi ed originali, la concreta visione della persona umana (antropologia) e dei valori fondanti della vita (spiritualità) che derivano dalla storia e dal carisma di una proposta formativa. Non è quindi completamente descrivibile; eppure è quanto di più incisivo e durevole viene trasmesso ai partecipanti (quanto continuerà ad essere presente nella memoria e nella vita).

4. L'ICONA DEL PELLEGRINO

Icona della persona cosmopolita, formato alla qualità dell’umano o alla speranza della fede, è lo stile di vita del pellegrino.
Dovunque il pellegrino si trova, sa che non è dove sogna di essere. La distanza dalla destinazione finale relativizza l’importanza del luogo del presente e fa luce su esso.
Per lui sono importanti le strade, non le proprietà: la verità è sempre ancora altrove; la meta è distante; la patria ancora lontana.
Non è importante difendere un'“identità”, piuttosto occorre “perderla”.
Per il pellegrino nulla è definitivo, niente è così importante da attaccarvisi ostinatamente. Cammina nella corrente del mondo, esperto a cambiare e a ricominciare, disposto ad un continuo rinnovarsi.
Questo viandante è figura dell’oggi: un tempo di trasformazioni straordinariamente rapide nel segno della complessità, della deterritorializzazione e delle interrelazioni.
Un tempo che chiede alle persone di misurarsi incessantemente con i cambiamenti e le differenze, un mondo che deve fare i conti con le descrizioni della scienza e con i risultati della tecnica, con l’instabilità ed il disincanto che esse inevitabilmente determinano.
Nello stesso tempo, l’avventura del pellegrino è uno stile di vita antico, frutto maturo della saggezza remota di chi ha imparato a sopravvivere e a convivere, senza disperazione, con la miseria, con la morte prematura, con la violenza quotidiana degli uomini e della natura.
E’ sempre stata difficile la condizione del nomade, non per nulla esige saggezza.
Sentirsi cittadini del mondo, rinunciare al possesso della totalità, provare angoscia e smarrimento quando il non-senso minaccia il bisogno di certezze, richiede una fatica maggiore di quanto comportano le identificazioni “di parte”, le appartenenze localistiche, le militanze etnocentriche. Il pellegrino, per resistere nel suo cammino, è costretto a tendere ad un orizzonte etico di alta levatura che “l’uomo di parte” non conosce. Egli, per esempio, crede fermamente alla necessità di smascherare ed abolire la violenza degli “assoluti”, compie ogni tentativo per realizzare una convivenza con il minor conflitto possibile, sviluppa un invincibile senso del valore della persona, combina nel suo stile di vita l’essenzialità e la bellezza.
Esalta l’essere più che il fare, la qualità della vita e la libertà delle scelte piuttosto dell’efficienza, la creatività più che la produttività.
Non disponendo di un terreno stabile e sicuro su cui edificare le sue dimore, il viandante è obbligato a rielaborare, senza tregua, la novità delle esperienze, ad esporsi all’insolito, ad essere sempre disponibile all’incontro. Il nomadismo postmoderno, la pluralità delle culture, il groviglio delle differenze, a volte paradossali e contraddittorie, altre volte armoniose e affascinanti, l’ambiguità profonda del girovagare senza identità e senza domande, creando spesso fratture esistenziali tormentose, è la grande opportunità dell’oggi (il kairòs) che disegna una nuova missionarietà, un inedito universalismo, un’inesplorata comprensione del mistero.
Fedele alla sua storia, tutta riassumibile nel segno della “strada” (nei suoi esiti più promettenti e più desolanti) Mediavia accompagnando in un unico percorso la promozione dell’agire performativo nel riconoscimento sociale, nell’evangelizzazione e nella pastorale, compie una scelta coraggiosa, quella di laicizzare l’annuncio della fede.
Superando un certo clericalismo ancora diffuso, non solo opera per una chiesa ministeriale animata dalla fiducia nei confronti dei ministeri laicali che superi decisamente la pastorale della conservazione, ma tenta di fare risuonare l’annuncio in termini non religiosi (nel senso di Bohoeffer).
Coltiva il senso profondo del Mistero dentro al linguaggio dei riti ma fuori dal linguaggio della religiosità riduttivamente emozionale.
Sceglie la strada profetica e diffida di quella devozionistica, anche quando coltiva la devozione.

 
27 Giugno 2010

 

Iscrizione ai percorsi formativi  del laboratorio Mediavia

L'iscrizione ai percorsi formativi di Mediavia  avviene singolarmente e in piccoli gruppi di appartenza contattando la segreteria, attraverso il sito www.mediavia.it oppure telefonicamente  al n. 011.7077942.
Tramite appuntamento con lo staff di accoglienza si definiscono le precise esigenze formative e si costruisce il profilo formativo individualizzato.

Gli iscritti (singolarmente o in piccoli gruppi) sono affidati ad un tutor che redige con i partecipanti il piano dell'Offerta  Formativa Individualizzata (OFI)

Il tutor segue tutto il percorso formativo dei singoli partecipanti.

Gli iscritti ai percorsi formativi  Mediavia possono appartenere a due livelli:

 - al primo livello è affidato la mission di introdurre i partecipanti nell'iter formativo concordato, affrontando prevalentemente questioni generali e di fondo, e come tali propedeutiche a successivi sviluppi piùdirettamente orientati alla operatività;
 - al secondo livello è assegnato invece prevalentemente il ruolo di pensare, programmare, realizzare e verificare specifici progetti concreti(sul territorio, nelle parrocchie o in altri ambiti operativi).

    L'OFI definisce:

- la definizione (o la scelta) del laboratorio e di un certo numero di insegnamenti e di atelier, realizzati secondo la metodologia del cooperative learning, tratti dall'elenco di quelli attivati ed indicati nella sezione web "insegnamenti e atelier di www.Mediavia.it;
 
- l'indicazione (nella formazione di primo livello) di una creazione performativa in piccolo gruppo (o in coppia)  finalizzata alla verifica, all'attualizzazione e alla praticabilità delle acquisizioni fornite dagli insegnamenti e gli atelier. Le creazioni performative sono il contributo più specifico e qualificante di Mediavia e sono indicate nella sezione web  "I laboratori" di www.Mediavia.it;
 
-  l'individuazione (* nella formazione di secondo livello) di un' azione performativa sul campo (in progetti del territorio, in parrocchie o movimenti in base all'ambito del proprio OFI) per un ulteriore sviluppo del sapere pratico;
- la proposta di un'attività personale di lettura di "testi" (libri, dispense, materiale audiovisivo, o di partecipazioni ad esperienze e performance significative)  complementari, secondo le indicazioni del tutor.

*Con il tutor gli allievi concordano l'ammontare delle ore di formazione e il relativo costo.

Gli "insegnamenti" in programma sono articolati, in successione, secondo:

- un "modulo-base", dedicato alla focalizzazione dei temi che il laboratorio Mediavia considera maggiori e centrali ai fini dello sviluppo del proprio iter formativo stabilito, e secondo:
- "moduli specifici" di approfondimento tematico, ciascuno dedicato alla esplorazione di un aspetto importante dell'agire performativo.

 Per ciascuna unità didattica degli insegnamenti e dei laboratori,  inoltre, è previsto lo sviluppo di quattro momenti successivi:

-  riflessione preliminare individuale sul tema: inventario delle proprie esperienze di vita, convinzioni, dubbi, punti non chiari, ecc. sul tema che sarà trattato (laboratorio o aelier che sarà attivato), guidata da un apposito questionario predisposto dallo staff; condivisione in piccolo gruppo con la guida del tutor (o in coppia)
- presentazione organica del laboratorio, dell'insegnamento o dell'atelier  da parte del docente;
- confronto e revisione critica delle acquisizioni della sessione di cui sopra, loro attualizzazione rispetto ai contesti di vita di ciascuno e raccolta dei problemi eventualmente ancora aperti, nel corso di incontri in piccolo gruppo;
- ripresa e sintesi finale sul tema, da parte del docente, sulla base degli elementi emergenti dai rapporti scritti  degli incontri di gruppo-
- produzione di una creazione performativa in piccolo gruppo (o coppia) finalizzata alla verifica, all'attualizzazione e alla praticabilità delle acquisizioni formative (primo livello) o di un'azione performativa sul campo (secondo livello).

   - La formazione in gruppo cooperativo      

L'attività in dall' OFI di entrambi i livelli, ha una doppia finalizzazione (di 6-12 partecipanti), previsto dall' OFI di entrambi i livelli, ha una doppia finalizzazione (e pertanto comporta una doppia articolazione):

 -  offrire ai partecipanti la possibilità di re, in un ambiente umano facilitante e con riferimento alle proprie esperienze, quanto acquisito negli insegnamenti e nei laboratori; ciò viene fatto anche con il supporto di appositi questionari-guida predisposti dallo staff operativo; 
-  creare la concreta opportunità di sperimentare cosa comporti lavorare in team, e cosa significhi in concreto l'agire performativo.

     - Attestato di frequenza

Lo standard minimo di prestazione richiesto agli allievi per l'ottenimento dell'attestato di frequenza comporta:

- la presenza ad almeno il 70% delle ore programmate nella sezione "Insegnamenti ed esercitazione",
- la partecipazione alle ricerche-progettazioni e all'azione performativa in uno dei "gruppi di lavoro"  istituiti tra gli iscritti;  
- la presentazione di una "prova" che illustri nella forma (scritta, orale, visiva, multimediale...) concordata con il tutor un progetto performativo.

NOTE TECNICHETECNICHE

  Per essere ammessi ai percorsi formativi Mediavia.it occorre essere in possesso di una preparazione culturale di livello medio (di natura anche non esclusivamente scolastica) ed essere già impegnati, o desiderosi di impegnarsi, in attività sociali, artistiche, educative, pastorali, a valenza direttamente o indirettamente performativa.



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